10/07/2009

Come puoi dire che non credi in CRISTO se non conosci il vangelo

Questo  blog nasce dalla convinzione che per poter dire " non credo in Cristo" bisogna prima conoscere la storia di Cristo. Il modo migliore di iniziare questo viaggio è introducendo i vangeli e capire perchè sono solo 4, chi sono gli evangelizzatori che li hanno scritti e perchè li hanno scritti.

I Vangeli canonici sono quattro, ma ne esistono degli altri detti apocrifi (la parola, di origine greca, significa nascosti) dei quali ci sono giunti solo dei brani, più o meno lunghi, o dei frammenti. La Chiesa Cattolica considera veri solo i quattro canonici la cui stesura è attribuita ai quattro evangelisti: Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Cioè solo questi quattro si ritiene parlino realmente degli eventi che riguardano Gesù Cristo e siano ispirati da Dio. Perché? Le motivazioni sono molteplici, innanzitutto i quattro Vangeli canonici erano i quattro Vangeli letti in ogni comunità cristiana e non riportano tra loro contraddizioni, inoltre inquadrano Gesù nell’orizzonte della storia. Gli apocrifi invece presentano un Gesù con tratti favolistici e del tutto slegato da qualunque storicità (si parla di un Gesù bambino che crea animaletti d’argilla e poi dà loro vita per gioco oppure litiga con altri ragazzi e uccide chi lo fa arrabbiare salvo poi farlo tornare in vita), oppure legate alla gnosi, cioè a una corrente di pensiero che riteneva la conoscenza suprema destinata a pochi privilegiati (tutto il contrario del messaggio di Cristo che annunciava il Regno di Dio a tutti). Alcune notizie che ruotano intorno alla nostra fede, ma non sono realmente importanti, le abbiamo prese anche noi da questi testi, si pensi per esempio ai nomi dei genitori della Madonna o ai nomi dei Re Magi. In ogni caso il Canone Muratoriano che viene datato al 170 d. C. ed è la più antica copia della lista dei testi del Nuovo Testamento comprende tutti e quattro e solo i Vangeli canonici, nessuno degli apocrifi. La Chiesa fissò ufficialmente il canone dell’Antico e del Nuovo Testamento nel 1546 durante il Concilio di Trento, ma già dal quarto secolo tutti i libri usati erano solo quelli canonici. I vangeli apocrifi nascono dall’esigenza di colmare i vuoti sulla vita di Gesù dei Vangeli canonici. Ma riguardo questi ultimi, come mai sono quattro e diversi tra di loro? Sono molti gli studi sui Vangeli e di nuovi se ne fanno di continuo, le due correnti di studio principali sono quelle che riguardano la forma e la redazione, tutti gli studiosi sono concordi nel dire che i Vangeli sono il passaggio da una tradizione orale ad una scritta, ma nel primo caso, cioè quello della forma si mette maggiormente in risalto il ruolo della comunità in cui si sono venuti a formare, nel secondo il ruolo del redattore del testo. Sono questioni molto affascinanti, ma complesse che qui non è possibile se non accennare a grandi linee. Matteo scrive per la comunità cristiana che stava nascendo in mezzo ai giudei e quindi mette in risalto il fatto che Gesù sia proprio il messia atteso e predetto dai profeti; Marco scrive invece per le comunità romane e in una società in cui gli dei sono moltissimo, quello che gli interessa ribadire è che Gesù è davvero il Figlio di Dio; Luca scrive per i greci e mette al centro del suo Vangelo il messaggio che Gesù è venuto per tutti, non solo per gli ebrei; Giovanni invece parla al nostro cuore, al cuore di ogni uomo e ci lascia le parole di Gesù da meditare con calma. I Vangeli non sono la cronaca della vita di Gesù, ma sono il Buon Annunzio (Eu Anghelos in greco, da cui Vangelo) del Suo messaggio che è un messaggio di salvezza. Sono quattro, ma dicono tutti le stesse cose, solo ognuno di loro in maniera diversa con la propria sensibilità e originalità maturata in ambienti e culture diverse.

sanlucaLuca 1:1 Poiché molti hanno intrapreso a ordinare una narrazione dei fatti che hanno avuto compimento in mezzo a noi, come ce li hanno tramandati quelli che da principio ne furono testimoni oculari e che divennero ministri della Parola, è parso bene anche a me, dopo essermi accuratamente informato di ogni cosa dall’origine, di scrivertene per ordine, illustre Teofilo, perché tu riconosca la certezza delle cose che ti sono state insegnate.

 "Vangelo" viene dal greco e significa "buona (lieta) notizia", annuncio carico di speranza, e può essere impiegato in vari contesti, profani e religiosi. Nel Nuovo Testamento viene riferito a Dio e riguarda l'annuncio dell'imminenza del suo regno nel mondo (cf. Mc 1,14); più spesso, però, è riferito a Gesù come portatore dell'annuncio del Regno, ma soprattutto perché il lieto annuncio si attua attraverso la sua azione e la sua stessa persona, in quanto Messia e Figlio di Dio.
I predicatori cristiani che annunziarono Gesù morto e risorto, giudice dei vivi e dei morti, intendevano proporre la gioiosa notizia, il vangelo della salvezza per tutti gli uomini nel suo nome (cf. At 2,32-36; 4,10-12).

I quattro libretti sono stati attribuiti dalla più antica tradizione ecclesiale a Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Essi propongono lo stesso lieto annunzio incentrato su Gesù, per questo i loro scritti furono detti "Vangeli". Più che biografie o storie del maestro, sono una presentazione di quel che Gesù era stato nella sua vita: Maestro potente in opere e parole, Messia umile, Servo sofferente, Figlio dell'uomo destinato alla morte, ma Giudice glorioso dei vivi e dei morti; inoltre di quel che a riguardo di Gesù era professato nella fede delle prime generazioni cristiane: il Signore, il Figlio di Dio, il Verbo di Dio preesistente e incarnato.
Dei quattro Vangeli tre sono detti "sinottici": Matteo, Marco e Luca; essi infatti impiegano uno schema sostanzialmente identico, al punto che li si può leggere su colonne parallele "con un solo colpo d'occhio". Lo schema riguarda l'attività di Gesù e prevede: predicazione di Giovanni il Battista; battesimo di Gesù e sua tentazione nel deserto; ministero di Gesù in Galilea; viaggio dalla Galilea verso la Giudea; ministero breve a Gerusalemme, durante il quale è messo a morte, risorge, appare ai suoi, è assunto in cielo. Solo Matteo e Luca hanno premesso a questo schema un'introduzione riguardante il cosiddetto "vangelo dell'infanzia" di Gesù. Pur impiegando uno schema comune, ogni evangelista ha caratteristiche e contenuti propri: tradizioni diverse a cui ha attinto, destinatari mirati cui indirizza il suo scritto, quindi prospettive teologiche ed ecclesiali specifiche.
Marco, considerato in genere il racconto evangelico più antico (anteriore al 70 d.C.), si rivolge a cristiani di origine pagana. Il testo è attraversato da una domanda: Chi è Gesù? Ad essa risponde fin dall'inizio con un'affermazione perentoria: Gesù è il Cristo (Messia) atteso dagli Ebrei e il Figlio di Dio (cf. Mc 1,1). Questa tesi iniziale viene provata nel corso della narrazione, mettendo il lettore a contatto diretto con i gesti compiuti da Gesù, in particolare le molte guarigioni e l'accoglienza dei peccatori, attraverso cui svela progressivamente il mistero della sua persona: Servo sofferente e Figlio di Dio. Marco, più degli altri, è il vangelo del primo annunzio e insieme dell'itinerario del credente per arrivare alla fede pi

ena in Gesù e alla condivisione della sua vita. Marco è il Vangelo della "sequela", del cammino del discepolo dietro e con il Maestro.
Il Vangelo di Matteo è opera di un autore palestinese che scrive per cristiani di origine ebraica intorno all'anno 80 d.C. Egli dà molto spazio alle parole di Gesù, raccogliendole in cinque grandi discorsi: della montagna (cf. Mt 5-7), apostolico (cf. Mt 10), in parabole (cf. Mt 13), comunitario (cf. Mt 18), escatologico (cf. Mt 24-25). Con essi Matteo propone l'insegnamento di Gesù per la vita della comunità cristiana. Il suo è per eccellenza il Vangelo della Chiesa. Più degli altri, insiste sul compimento nella persona di Gesù delle profezie dell'Antico Testamento: non si deve aspettare più il Messia, perché è già venuto ed è Gesù di Nazaret; in lui le promesse fatte a Davide e ad Abramo si compiono (cf. Mt 1,1); la legge e la parola dei profeti in lui trovano pienezza e compimento (cf. Mt 5,17-18), perché con lui si inaugura il regno di Dio.
Il Vangelo di Luca si deve a un cristiano di provenienza pagana, un colto ellenista che si rivolge ad ambienti cristiani di cultura greca. Egli chiama Gesù "il Signore": il titolo che la Chiesa attribuì al Cristo risorto e glorificato, lo stesso che l'Antico Testamento dava a Dio. Senza attenuare le esigenze di Gesù maestro e della sua chiamata, Luca testimonia soprattutto, con delicata finezza, la misericordia di Dio che si fa uomo per comunicare agli uomini la sua grazia, a cominciare dal perdono (cf. Lc 15). Peculiare è la sua sottolineatura della destinazione universale della salvezza in Cristo. In questa direzione vanno le parole di Simeone (cf. Lc 2,22), la genealogia di Gesù fatta risalire fino ad Adamo (cf. Lc 3,38), l'interesse di Gesù per i non Ebrei, come il samaritano assunto a simbolo dell'amore cristiano (cf. Lc 10,37), l'annunzio che "il perdono dei peccati e la conversione saranno predicati a tutte le genti" (Lc 24,47). 
  

09:43 Scritto da: asciortino in VANGELI | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: vangeli, luca, marco, matteo, giovanni | OKNOtizie |  Facebook